Pubblicato da: monyazzurra | 19 dicembre 2013

viaggio in Burkina, tour du Faso 20 ottobre-6novembre 2013

L’ aereo Istambul-Milano stava per atterrare  sul suolo italiano con a bordo gente di tutte le nazionalità e proveniente dai più svariati paesi. Tra questi vi erano due Italiani, due amici provenienti dall’Africa, in particolare dal Burkina Faso, dove avevano trascorso due settimane intense, piene di emozioni immersi nel magnifico paesaggio sub sahariano. Vicino a loro sedeva una donna che, vedendoli così assorti nei loro pensieri, si incuriosì e chiese loro di narrarle qualche spezzone della loro avventura. I due italiani allora iniziarono a raccontare ciò che era accaduto loro prima di salire su quell’aereo. Tutto era cominciato circa cinque mesi prima quando uno dei due, Massimiliano Cervigni, aveva contattato il presidente del Magis Burkina, Padre Umberto Libralato, per constatare se la sua partecipazione al Tour du Faso 2013, una gara ciclistica a tappe x professionisti,  fosse un’idea realizzabile o se si trattasse solo di un sogno. Da quel momento e da quella telefonata, come le tessere del domino che, cadendo, provocano la caduta delle altre, prese vita la macchina organizzativa che avrebbe portato poi i due italiani a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Massimiliano iniziò quindi a sentire i propri compagni di avventure ciclistiche, sia le vecchie glorie sia le nuove reclute, ma anche i propri amici per capire se poteva contare su qualcuno di loro. La voglia di organizzare di Massimiliano e la sua forza mentale per sopportare i duri allenamenti quotidiani però venivano sempre meno poiché dall’Africa non si erano avute più notizie e in città gli amici fidati del ciclista tolentinate tentennavano all’idea di stare circa due settimane fuori da casa in un Paese così lontano. Tutti tranne uno: Claudio Ruffini. Sarà lui che lo accompagnerà in Africa e lo sosterrà in questa difficile impresa in nome di un valore che non tutti rispettano e ritengono tale: l’Amicizia. Nonostante, a circa un mese dall’eventuale partenza del Tour, non si sapesse ancora niente, Massimiliano, supportato da Claudio e dalla propria famiglia, ancora si allenava, senza demordere o abbattersi e tenendo sempre alta la bandiera della Speranza. La buona notizia arrivò circa una settimana dopo, quando Padre Umberto mise in contatto Massimiliano con l’organizzatore del Tour e quest’ultimo spiegò al ciclista tolentinate in che modalità era stato ammesso al Tour e come si sarebbe dovuto organizzare per trasporti, vitto e alloggio. Riagganciata la cornetta la sua reazione non fu commentabile con parole, ma solo con abbracci e lacrime di gioia, poiché finalmente si andavano a coronare mesi e mesi di allenamenti, senza che tutto questo sia stato vano. Un altro pensiero accarezzava ora il cuore dei due protagonisti, quello di poter legare la loro avventura ciclistica in Africa ad un evento più bello: aiutare ed essere vicini agli amici africani. Infatti la partecipazione di Max al Tour era legata alla costruzione di un nuovo pozzo d’acqua potabile, il nono dell’Associazione Amici Per, proprio in uno dei posti attraversati dai ciclisti durante il Tour. Tutto ciò per legare già una bella esperienza ad un fine più elevato: quello di aprirsi agli altri soprattutto oggi dove ognuno, distratto dalle proprie preoccupazioni, rimane fermo nella propria dimensione senza osare nulla più del  proprio quotidiano. Dopo altri giorni frenetici per l’organizzazione del viaggio e del soggiorno, venne il giorno prestabilito per la partenza e i consueti “arrivederci” e “fate buon viaggio” delle famiglie rimasero nella testa dei due italiani finché non arrivarono in Burkina Faso.primi tre giorni 003

Lì la loro mente fu svuotata dalle scene che solo il popolo burkinabé con il suo calore può regalarti. Tutto era incominciato con la frenetica corsa all’organizzazione e tutto andava a sfociare nella tranquilla pacatezza dell’Africa e dei suoi abitanti. Dopo qualche giorno di assestamento per le condizioni climatiche e sentimentali, inizia il tour. dal quarto al sesto giorno 115

Massimiliano, abituato a vedere durante le sue gare il verde paesaggio collinare dell’Italia, ora doveva fare i conti, non solo con l’arido paesaggio africano, ma anche con il calore della gente e soprattutto dei bambini che, salutando e battendo le mani, acclamavano il passaggio della carovana ciclistica del Tour du Faso. Tuttavia la cosa più importante di quella giornata non fu, al dire dei due tolentinati, la felice conclusione della prima tappa, ma un altro fatto accaduto dopo. Max  e Claudio vennero accompagnati,  dal Presidente della Federazione Ciclistica del Burkina e dalla gente del posto sul luogo dove sarebbe sorto il nono pozzo d’acqua dell’associazione Amici Per, di cui  entrambi fanno  parte, facendo così una promessa, una promessa tra uomini e da rispettare per realizzare così anche l’altro fine, quello umanitario e solidale, della loro spedizione.

9°pozzo: posa della prima pietra Le giornate africane a seguire , per i due italiani, sembravano non finire mai perché, oltre al caldo, erano costretti a dormire  poco e per lo più in luoghi angusti. La loro routine comprendeva, infatti, sia lo spostamento per recarsi alla partenza sia la tappa, per non parlare inoltre della consueta gita pomeridiana in qualche villaggio, in qualche scuola o  pozzo di Amici Per. Riguardo alle varie tappe, Massimiliano aveva un accordo di base con l’organizzazione : partire un’ora prima del gruppo e, una volta raggiunto dai corridori, farsi da parte per permettere il sicuro svolgimento della gara. Così ogni volta i due amici partivano. Uno davanti, in bici, e l’altro dietro, in macchina, accompagnati da Alexìs, collaboratore del Magis nonché interprete della spedizione, su un pick up, nell’immenso paesaggio africano con una bandiera italiana nel cuore e sul cofano della macchina, cucita con orgoglio patriottico da suor Giovina,  una religiosa dell’ordine dei Camilliani, da circa 45 anni in Burkina. realizzazione della bandiera italiana

Un ricordo fa ancora sorridere Max e Claudio. E’ quello dei primi giorni del Tour quando la gente del luogo, vedendo sempre il ciclista tolentinate in testa, lo acclamava, credendolo la testa del gruppo e della gara. Questa errata interpretazione cambiò, però, quando la televisione nazionale parlò di due italiani che si erano recati  in Burkina per realizzare opere umanitarie nel paese e che la partecipazione al Tour era solo una cornice per rendere ancora più bello il quadro della spedizione. Da quel momento ogni passaggio di Max  e Claudio in un villaggio era una festa, dove ognuno poteva vedere chi erano gli italiani venuti a fare del bene ,da così tanto lontano, per quelle popolazioni. Questo intervento della tv non passò inosservato nemmeno agli occhi dei partecipanti al   Tour, come i direttori sportivi, i giornalisti, la polizia, la carovana pubblicitaria ecc…. che si avvicinano sempre di più ai due singolari personaggi  e si affezionano così tanto ai due Italiani che, durante l’ultimo giorno, concedono a Massimiliano un giro d’onore nel circuito cittadino della capitale e un breve discorso di ringraziamento nella cerimonia conclusiva del tour du Faso, davanti al Ministro dello sport, ambasciatori,   altre autorità nazionali e  locali. Così il lieto fine di questa bella favola vede Max e Claudio , entrati in punta di piedi nel Tour, chiamati  sul palco e ringraziati  per la loro partecipazione . Ma la cosa più bella  del Tour è che consente loro di vedere il Burkina e la sua gente sotto un altro aspetto. A differenza delle altre volte, infatti, il procedere a 30 chilometri orari, del ciclista permette loro di calarsi ancora più in profondità nel tessuto sociale africano riuscendo a capire e sentire i bisogni, le emozioni, le gioie, i dolori del popolo burkinabè. Come in tutte le favole,anche in questa non poteva mancare un altro lieto fine. Nell’ultimo giorno di permanenza la piccola delegazione di Amici per si reca a visitare l’ottavo pozzo, finanziato dall’associazione onlus Amici Per e realizzato  tramite il MAGIS Burkina a giugno 2013, grazie all’aiuto di tanti tolentinati e dai paesi vicini, per controllarne la regolare funzionalità .

8° pozzoCosì gli associati si recano al villaggio di Kumri, nella zona settentrionale del paese in pieno Sahel, dove il nuovo pozzo dona acqua potabile a circa 2700 persone. In questo clima di gioia e di festa la piccola delegazione tolentinate incontra anche la locale squadra di calcio alla quale dona loro un pallone da calcio, sigillo perfetto della nuova amicizia e il Sindaco del piccolo villaggio, Sig.ra Nana, mostra contenta la loro riconoscenza. Un piccolo gesto che veniva  ricambiato da parte degli amici africani circa 100 volte tanto, non con tanti regali, ma con un semplice grazie e due piccoli polli, gesti semplici che entrano per sempre nel cuore dei nostri eroi e che forse non dimenticheranno tanto facilmente. Così la spedizione in Burkina, costruita in circa due settimane, dona a Massimiliano e Claudio un posto speciale nel cuore della popolazione locale e, allo stesso tempo, regala loro una delle più belle esperienze che un uomo può vivere nella sua vita. Nell’aereo di ritorno per l’Italia fu per loro un piacere raccontare la loro storia a quella donna che, ancora commossa, non riesce a smettere di dir loro una parola : grazie! Così anche una piccola parola che nel nostro mondo occidentale è sempre meno usata si rivela per i due amici fonte preziosa di ricordi e di legami  destinati a rimanere per sempre nella vita di chi si prodiga per accoglierli e coltivarli perché portino buoni frutti per tutti..

 

Marco Cervigni

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