Pubblicato da: monyazzurra | 24 febbraio 2010

viaggio in Africa (6-16 febbraio 2010)

Amici per… in Burkina con il Magis

video al link: http://youtu.be/LXeVMPQ2j58

Ogni viaggio è una scoperta, ma andare con il Magis (Movimento e Azione Gesuiti Italiani per lo Sviluppo) in Burkina significa scoprire l’Africa e la sua gente, la popolazione di un continente cui si tende una mano, perché cresca nello sviluppo, ma soprattutto nella responsabilità della propria vita. Padre Umberto, vicepresidente del Magis, insegna ad uomini e donne, e persino ai bambini, a prendere in mano la propria esistenza e a camminare sulle proprie gambe. Non importa se l’orizzonte sul quale iniziano a muovere i primissimi passi sia arido e desertificato, con arbusti riarsi dal sole che non offrono alcuna possibilità di tenerezza. La vita, come la terra, in Africa è amara, ma nasconde angoli di gioia infinita, nei giochi dei più piccoli, nelle mani tese degli adulti, nei sorrisi dei bambini. Atterriamo nella notte a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso che ancora non è spuntato il sole del 7 febbraio 2010. Veniamo da Tolentino, nelle Marche. Siamo quattro esponenti di Amici per. Ci sono Massimiliano Cervigni, presidente, Claudio Ruffini, Roberto Luciani. Con noi anche due tecnici informatici, padre e figlio Mario e Fabrizio Mazzucchelli, di Gallarate, che hanno lavorato, senza sosta per dieci giorni, per installare i computer nella scuola in costruzione di Lebda, vicino Kaya. La città di Ouaga, che si schiude lentamente ai nostri occhi, conta un milione e mezzo di abitanti. In massa sono arrivati dalle  campagne, avare di tutto, a cercare fortuna. Ma la ruota della sorte non gira a favore solo se si cambia paesaggio. Si sommano le disperazioni, anziché dividersi le pene. “In Burkina sono tutti commercianti – dice padre Umberto – Tutti vendono, nessuno compra”. A delimitare ogni strada baracche adattate a piccoli esercizi commerciali dove si vende di tutto. Ai semafori, alle zone di sosta per i pedaggi stradali, ovunque si cerca di vendere qualcosa, dai dolci, alle bottiglie di benzina, alle mele che vengono dal Trentino. “Solo il 4 o il 5 per cento della popolazione della capitale ha l’acqua corrente in casa”, dice il responsabile locale della cooperazione internazionale, incontrato durante il nostro viaggio. Sono stati, infatti, dieci giorni intensi d’incontri, di visite alle autorità e alla gente del luogo. Un lavoro serio e profondo di tessitura sociale, per costruire e seguire la costruzione di progetti già avviati, per radicare valori che non vengono percepiti ancora a pieno, come la responsabilità di una gestione, la volontà caparbia e costante di portare avanti qualcosa che sia un bene per la collettività. Lo sguardo, la parola e la forza morale di padre Umberto Libralato, vicepresidente del Magis, trasmettono, con instancabile fiducia, tutto questo, ad ogni stretta di mano, ad ogni incontro, in ogni attimo, anche nei momenti di gioco con i bambini al barrage di Rountenga, una zona distante solo una ventina di chilometri dalla capitale, ricca di verde e di orti, grazie alla prima diga fatta costruire dal Magis. E’ stato un importante sbarramento alle acque piovane, che vengono utilizzate per tutto l’anno nella coltura di ortaggi, verdure, mais. In molti hanno comunque saputo accogliere il messaggio di consapevole speranza che il Magis offre. Soprattutto la gente più pura, quella che vive nei villaggi persi nella savana, che conosce la sua distanza dal resto del mondo e che cerca gli strumenti giusti per colmarla, senza perdere la purezza di un’esistenza piena, fondata su valori incontaminati. Il Naba (capovillaggio) di Lebda era medico prima di diventare capo della sua tribù. Ci accoglie secondo le sue usanze, insieme al suo popolo, nella zona dedicata alle assemblee. Ci sono anche i rappresentanti delle tribù vicine. Il Magis sta costruendo, in zona, una scuola ed un barrage che possano servire tutti i villaggi limitrofi. Ha già realizzato diversi pozzi nei dintorni, per chi abita nelle capanne di fango più distanti e che prima era costretto a bere “l’eau de marigot”, acqua infetta delle pozze. Un pozzo è situato a Lebda, un altro, finanziato dall’associazione Amici per, è poco distante. Lo abbiamo visitato per portare viva testimonianza alla città da cui proveniamo che i fondi raccolti vengono con certezza destinati ad opere d’importanza vitale per la popolazione. Ogni contributo che l’associazione raccoglie, piccolo o grande, viene interamente destinato a scopi umanitari. Anche per questo il viaggio è stato autofinanziato a proprie spese da ciascun partecipante. L’ultimo pozzo è stato inaugurato proprio durante la nostra permanenza in Burkina ed è stato realizzato dai familiari di Sergio Pennasilico di Verona, che prima della sua scomparsa aveva espresso il desiderio di aiutare la popolazione dell’Africa. Con questo gesto ha inevitabilmente lasciato un segno indelebile del suo passaggio su questa terra, privilegiando la parte più sola e povera di questo pianeta e, a volte, più impunemente sfruttata. I pozzi, costruiti dal Magis con una nuova pompa tecnologicamente più adatta ed avanzata, riescono a captare l’acqua alla profondità di ottanta metri e a portarla in superficie. Una mano gira l’enorme ruota posta all’esterno e l’acqua sgorga dalla terra, potabile e fresca, per tutti. I pozzi riescono a soddisfare il bisogno giornaliero fino anche di 800 persone. Il Naba di Lebda è consapevole del grande sviluppo che lo circonda via via ogni giorno di più. “La dignità dell’uomo – dice alla sua gente – è dar da mangiare ai propri figli e farli studiare. A questo servono i soldi”. Ci sembra una vera e propria lezione di vita, data come una sferzata in pieno volto. Una lezione antica che viene dal cuore dell’Africa. E per noi che la riceviamo è assolutamente attuale. Padre Umberto coinvolge anche le donne della tribù, che siedono in fondo all’assemblea, e annuncia una novità che il loro occhio, vivace ed attento, sa cogliere subito con entusiasmo. Il vicepresidente del Magis spiega il progetto delle cucine solari, da imparare ad assemblare in loco, per far bollire l’acqua, con il solo calore del sole. Diciotto litri d’acqua vanno in ebollizione in appena 20 minuti. Il progetto ha un costo economico particolarmente contenuto e crea lavoro per la gente del luogo. Dall’assemblea si fa avanti anche un uomo, non vedente. La sua abilità è quella di fare recinzioni. Si offre per realizzare la protezione alle sponde del barrage in costruzione. Ci accorgiamo immediatamente che siamo al cospetto di un popolo che ha capito le sue potenzialità ed è consapevole di ciò che sulla sua terra può imparare a crescere.

Nei giorni seguenti ci siamo spostati a Nanoro, dove abbiamo visitato un ospedale davvero all’avanguardia. La sanità in Burkina è a pagamento. Le strutture sanitarie gestite dai religiosi rappresentano per la popolazione la possibilità di prestazioni ad un costo accessibile. Le persone meno abbienti sono esonerate dal pagamento. Come alla Maternite St. Camille di Ouagadougou, dove operano i Padri Camilliani e dove lavorano come infermiere anche le suore di San Camillo, che gestiscono anche l’attigua scuola. L’ospedale di Nanoro è diretto da padre  Ouedraogo, originario del Burkina. Quello della capitale da padre Salvatore Pignatelli, in Burkina dagli Anni Settanta, che ci racconta di questo ospedale dedicato alle donne e ai loro figli. “Questa struttura nasce come dispensario e si è andato via via arricchendo dei vari reparti e servizi complementari che si rendevano utili. C’è un reparto pediatrico destinato alla cura dei bambini seriopositivi. Grazie all’intervento sulle gestanti, la trasmissione del virus da madre a figlio è stata notevolmente abbattuta. Alla Maternità San Camillo si rivolgono circa 5.000 donne al mese per chiedere analisi ed accertamenti legati alla loro condizione di gravidanza o di puerpera. C’è anche il reparto pediatrico, quello di oculistica ed ottica, la sala parto, dove facciamo solo parti naturali. I cesarei li inviamo all’ospedale pubblico – spiega ancora Padre Pignatelli – Qui abbiamo anche un reparto di terapia intensiva per i bambini prematuri e, come all’ospedale di Nanoro, siamo in grado di produrre autonome riserve d’ossigeno per gli interventi chirurgici. Abbiamo generatori di corrente in caso di necessità e perfino un’officina meccanica. Vorremmo aprire anche un reparto radiologico e per la Tac”. Nella capitale un altro camilliano spende da quarant’anni la sua vita per gli ultimi del Burkina, che sembrano anche essere gli ultimi del mondo, Padre Vincenzo Luise di Napoli. Cura i lebbrosi, i malati terminali di aids e accoglie le anziane povere e sole, scacciate dai loro villaggi perché accusate di stregoneria. Padre André Amendola, cappellano del carcere di Maco, ci ha fatto visitare la struttura carceraria per tutti i detenuti, uomini, adolescenti e donne con i loro bambini. I reati per i quali sono finiti dietro le sbarre sono soprattutto contro il patrimonio, date le condizioni di estrema povertà in cui vivono, ma anche l’infanticidio per le donne, le rapine. Due i condannati a morte, una pena che ancora vige in  Burkina, ma che non si applica da 30 anni. Tanti anche gli ergastolani. Millequattrocento in tutto i detenuti in un carcere che ne potrebbe contenere al massimo 500. Quelli che godono della semilibertà possono uscire e rientrare la sera. Gli altri vivono ammassati in quattro piani di una struttura in cemento, costruita negli Anni Sessanta da un tedesco che evidentemente deve essersi ispirato a qualche esempio storico di triste memoria. Senza aria né luce, che filtrano a stento da piccole feritoie aperte nel cemento, stanno in dieci in celle di pochissimi metri quadrati, lunghi per terra senza spazio per i materassi, senza alcuna igiene. Cucinano, quelli che hanno la possibilità di acquistare qualcosa nei magazzini interni al carcere, su fornelli in carbone che intossicano l’aria. Le fogne e le acque di scolo si riversano nelle immediate vicinanze della struttura ammorbando l’aria. Per tutti i detenuti il pasto è solo uno al giorno, solitamente una ciotola di riso. Un carcere che sembra una pietra tombale sull’umanità, tanto che l’immagine dell’inferno stesso non potrebbe dare al cuore umano più dolore. Più lontano dalla capitale, a Dissin, in una zona più verde, e il giorno della nostra visita benedetta dalla pioggia, ci accolgono le Suore Francescane. A Dissin funziona, con tre classi, un liceo agricolo costruito dal Magis, finanziato dalla banca Monte dei Paschi di Siena. Le Suore gestiscono la scuola primaria, un orfanotrofio e sostengono le donne sole ed in difficoltà, cercando di offrire loro una possibilità di lavoro e di riscatto. La Chiesa cattolica locale è estremamente viva e partecipata, con celebrazioni in cui si canta e si danza al suono di strumenti etnici come i balafon. Si celebra il Signore con tali canti di gioia che sono una catechesi contagiosa, un’evangelizzazione sociale di ampio respiro e di grande immediatezza e spontaneità. Ripartiamo portando negli occhi i colori, i sapori, gli odori, la gioia di tanti sorrisi, le parole di Suor Giovina, originaria dell’Abruzzo, in Burkina dal 1964 e che ha fondato nella capitale la prima missione delle Suore Camilliane. Abbiamo fatto una scorta immensa di serenità che ci renderà relative molte cose del nostro vivere quotidiano, ma che ci richiamerà alla responsabilità di uomini e di cittadini che hanno bisogno di recuperare la memoria di un percorso di crescita. Ci sembra di poterlo fare anche attraverso il racconto di quanto visto e vissuto, consapevoli che non renderà le emozioni e le sensazioni provate, ma potrà chiarire alcuni aspetti della necessità di un aiuto per l’Africa che faccia crescere gli uomini, rendendoli capaci di far crescere anche il loro Paese.

Fabiola Caporalini

Padre Umberto Libralato vicepresidente del Magis

 

articoli scolastici donati dalla scuola Don Bosco di Tolentino

La targa del primo pozzo dedicata agli Amici di Tolentino

i quattro soci Amici Per ammirano una cucina solare costruita grazie al recupero dei cellulari usati

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Responses

  1. Che grandi emozioni mi avete fatto rivivere…ci sentiamo presto….

  2. Sembra un sogno! Sapere che in una parte del mondo ci sono persone che progrediscono grazie all’aiuto di altre, è veramente esaltante!
    Grazie per quello che fate!


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